- Senso di comunità;
- Sostegno sociale;
- Mutuo e auto – aiuto.
EDUCAZIONE E APPRENDIMENTO NELLA SCUOLA: AUTISMO, BES, DSA, PDP, PEI... - NORME DI RIFERIMENTO
martedì 29 luglio 2014
PSICOLOGIA DI COMUNITA'
mercoledì 9 luglio 2014
PIERO BERTOLINI
Di
fondamentale importanza nel pensiero pedagogico di Bertolini è la
relazione. Ciascuno
esiste
all'interno di una relazione essere-con-altri.
Ed è nella relazione
educativa che l'adulto –
educatore -
attraverso un atto pedagogico, un'azione intenzionale,
consapevole, finalizza dei progetti capaci di possibili cambiamenti.
Interventi che devono essere appunto intenzionali per essere
educativi, perché solo se consapevoli risultano essere privi di
azioni irrazionali da parte di insegnanti e/o educatori che non hanno
una chiara finalità.Opere:
Fenomenologia e pedagogia (1958)
L’esistere pedagogico (1988)
Pedagogia fenomenologica (2001)
Giorgia (2001)
Educazione e politica (2003)
Ad armi pari (2005).
venerdì 4 luglio 2014
PAULE FREIRE
Lo spunto educativo offerto dal pensiero di Freire è anche il coinvolgimento di entrambi gli attori, servizi educativi e utenti, nella crescita e sviluppo di presa di coscienza critica dei problemi e delle risorse. E' l'azione partecipante. Gli operatori sociali (i "ricercatori") devono entrare in modo partecipativo, attivo, per comprendere la vita reale, il punto di vista di chi abita quel luogo, quella situazione. Solo così potranno comprendere prima e poi successivamente portare un supporto di aiuto.mercoledì 2 luglio 2014
CARL ROGERS
Carl R. Rogers (1902 - 1987). Psicologo e Psichiatra statunitense.
Rogers appartiene alla corrente degli psicologi umanisti (Maslow, Fromm, May, ecc). Con la Terapia centrata sul cliente ha dato rilievo alla centralità della persona, alla sua soggettività, all'importanza della relazione dialogica.Rogers come pedagogista ha posto l'attenzione sull'empatia nella relazione d'aiuto, all'ascolto attivo nei colloqui educativi e ponendo al centro la persona, ha dato ad essa la capacità e responsabilità di trovare risposte ai propri problemi.
Di fondamentale importanza è per Rogers anche un atteggiamento di autenticità, poiché da lì passa la comunicazione e il rapporto di fiducia.
L'apprendimento ricopre un ruolo determinante nel pensiero rogersiano: l'educatore deve aiutare l'individuo ad "imparare come imparare". L'educatore deve essere quindi un facilitatore. Opere:
Psicoterapia di consultazione (1942);
La terapia centrata sul cliente (1951);
Potere personale. La forza interiore e il suo effetto rivoluzionario (1977)
I gruppi di incontro (1970)
lunedì 30 giugno 2014
ASCOLTO NELL'EDUCAZIONE
Parlare di educazione implica discutere anche di un tempo dedicato all'ascolto, all'interno di una dinamica dialogica, come modalità di comprensione e di accoglienza dell'altro.
Per l'educatore, per l'adulto che entri in una relazione, il primo passo, il passo determinante è saper ascoltare. In modo empatico, senza pregiudizi, condizionamenti che possano deviare l'attenzione dalla persona che si ha di fronte. Per questo l'ascolto non è un'attitudine facile e scontata. Ma appunto quando si presenta come un tempo difficile e talvolta lento, può e deve far pensare che per l'altro sia un momento importante.
Ascolto inteso come disponibilità di tempo da dedicare all'altro e spazio mentale non giudicante. Ascolto capace di sostenere esperienze o vissuti, a volte estremi e bizzarri, accettandoli ed accogliendoli per mostrare all'altro di essere con lui oltre che per lui.
Saper ascoltare l'altro allora include l'essere in grado di sostenere i contenuti dell'ascolto.
Sostenere i vissuti dell'altro premette l'aver intrapreso un percorso di rivisitazione e rielaborazione dei propri vissuti. Ciò comporta un costante lavoro introspettivo che l'educatore dovrebbe poter svolgere con il sostegno di una supervisione individuale e/o di gruppo.
Ascolto come rinuncia di qualcosa di sè per l'altro. Rinuncia del proprio tempo, della propria parola e del giudizio.
Bibliografia
- Marquet P.B, Carl rogers o la libertà della persona, Astrolabio, Roma 1972
- Duccio Demetrio, Educatori di professione, La Nuova Italia Firenze 1990
sabato 1 giugno 2013
BAMBINI CARATTERIALI
Nello schema sottostante sono riportati in sintesi i sintomi che caratterizzano i bambini e/o adolescenti con problematiche di:
- Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività ADHD
- Disturbo della Condotta;
- Disturbo Oppositivo Provocatorio.
Pdf scaricabile.
venerdì 24 maggio 2013
DISTURBO della CONDOTTA
E' Molto importante considerare il tipo di esordio:
Qui uno schema che ne sintetizza le caratteristiche:
venerdì 17 maggio 2013
DISTURBO OPPOSITIVO PROVOCATORIO (DOP)
Qui sotto una mappa che ne sintetizza le caratteristiche.
giovedì 16 maggio 2013
ADHD - DISTURBO da DEFICIT d'ATTENZIONE ed IPERATTIVITA'
L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) è un disturbo del neurosviluppo che si manifesta fin dall’infanzia e incide significativamente sul funzionamento scolastico, relazionale ed emotivo dell’alunno.
In ambito scolastico
Nel contesto della classe, l’ADHD si esprime attraverso tre dimensioni principali:
Disattenzione: difficoltà a mantenere la concentrazione, errori di distrazione, scarsa organizzazione, perdita frequente di materiali, fatica nel portare a termine compiti.
Iperattività: bisogno costante di muoversi, difficoltà a rimanere seduti, agitazione motoria, tendenza a parlare molto.
Impulsività: risposte affrettate, difficoltà ad attendere il proprio turno, interruzioni frequenti, scarsa regolazione delle emozioni.
Questi comportamenti non sono volontari ma legati a una diversa modalità di funzionamento neurocognitivo. L’alunno può apparire “svogliato” o “provocatorio”, ma spesso sperimenta frustrazione e senso di inadeguatezza.
Impatto sul percorso scolastico
Gli studenti con ADHD possono incontrare difficoltà in:
gestione del tempo e dei compiti
organizzazione del materiale
rispetto delle regole
relazioni con pari e insegnanti
Tali difficoltà possono portare a insuccesso scolastico, bassa autostima e comportamenti oppositivi secondari.
Il punto di vista educativo
È fondamentale adottare una lettura non giudicante del comportamento. L’ADHD non è mancanza di impegno, ma una difficoltà nella regolazione dell’attenzione e del comportamento.
L’educatore deve spostare il focus:
dal “non vuole” al “non riesce ancora”
dal rimprovero alla comprensione funzionale del comportamento
Un ambiente strutturato e prevedibile riduce l’ansia e favorisce l’autoregolazione.
L’educatore ha un ruolo chiave nel promuovere inclusione e successo formativo. Alcuni atteggiamenti efficaci:
Curare la relazione
costruire un clima di fiducia
essere coerenti e prevedibili
ascoltare l’alunno, riconoscendo le sue difficoltà
Gestire il comportamento
stabilire regole semplici e condivise
anticipare le difficoltà
usare richiami discreti, evitando l’esposizione pubblica
Strutturare l’ambiente
routine chiare e prevedibili
consegne brevi e suddivise
uso di supporti visivi (schemi, checklist)
Favorire l’attenzione
alternare attività brevi
inserire pause attive
posizionare l’alunno in un punto della classe con poche distrazioni
Rinforzo positivo
valorizzare i successi, anche piccoli
utilizzare feedback immediati
premiare l’impegno, non solo il risultato
Promuovere l’autonomia
insegnare strategie di organizzazione
supportare la pianificazione dei compiti
guidare gradualmente verso l’autoregolazione
In conclusione l’alunno con ADHD ha bisogno di un adulto che sappia essere contenitivo, flessibile e competente. L’educatore non deve “correggere” il bambino, ma aiutarlo a trovare strategie per funzionare al meglio. Un approccio inclusivo permette non solo di ridurre le difficoltà, ma di valorizzare le risorse, spesso legate a creatività, energia e pensiero divergente.
---------------------------ADHD - NOTA Miur alla Circolare n° 4089 del 15 giugno 2010
Oggetto: “PDP per alunni con ADHD” (in pdf)
PDP o PEI per STUDENTI ADHD: CHIARIMENTI - Circolare (pdf)
Sugli alunni ADHD, certificati ai sensi della Leggi 104/1992, si precisa che deve essere redatto il PEI mentre per gli alunni DSA il PDP…
sabato 11 maggio 2013
DSA - DISTURBI SPECIFICI di APPRENDIMENTO
I Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) sono disturbi di alcune abilità specifiche che non permettono una completa autosufficienza nell'apprendimento.
I DSA comprendono:
- la DISLESSIA che è un deficit nella velocità e nell'accuratezza della lettura;
- la DISORTOGRAFIA, un disturbo della scrittura in cui si commettono errori ortografici;
- la DISGRAFIA, un disturbo della scrittura dove la scrittura è poco chiara, irregolare nella forma e nella dimensione (scrittura difficilmente comprensibile);
- la DISCALCULIA, la difficoltà a svolgere calcoli aritmetici o a mente.
NORMATIVE DI RIFERIMENTO in Pdf:
Disturbi Evolutivi Speciali (DSA, ADHD....) hanno come riferimento normativo la Legge 170/2010
Decreto Ministeriale 12 Luglio 2011 (pdf)
LINEE GUIDA PER IL DIRITTO ALLA STUDIO DEGLI STUDENTI CON DISTURBI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO (DSA) - Allegate al Decreto Ministeriale 12 luglio 2011 (pdf)
1. I DSA
1.1 La dislessia
1.2 La dislessia e la disortografia
1.3 La discalculia
1.4 La comorbilità
2. L’OSSERVAZIONE IN CLASSE
3. DIDATTICA INDIVIDUALIZZATA E PERSONALIZZATA STRUMENTI COMPENSATIVI, MISURE DISPENSATIVE
3.1 Documentazione dei percorsi didattici
4. UNA DIDATTICA PER GLI ALUNNI CON DSA
5. LA DIMENSIONE RELAZIONALE
6. CHI FA CHE COSA
7. LA FORMAZIONE
SRUMENTI DI INTERVENTO PER ALUNNI CON BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI (BES) E ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE PER L'INCLUSIONE SCOLASTICA - Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012 (pdf)
1.2 Alunni DSA
1.3 Alunni ADHD
1.4 Funzionamento cognitivo limite
1.5 Adozione di strategie di intervento per BES
1.6 Formazione
INDICAZIONI OPERATIVE SUI BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI (BES) - Circolare Ministeriale 6 Marzo 2013 (pdf)




